Emanuele Misuraca: “Voglio completare un album con INRI CLASSIC. “Jeliel” è il mio angelo”

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Emanuele Misuraca è salito alla ribalta nel piccolo schermo nel ruolo di Domenico, giovane pianista, nella serie tv della RAI “La Compagnia del Cigno”. Oggi abbiamo avuto l’onore di intervistarlo tra esperienze vissute e progetti futuri. “Jeliel” è il suo ultimo brano uscito il 3 maggio.

Com’è sbocciata la tua passione per la musica e per il pianoforte?

Ho iniziato da piccolino, a 7-8 anni. Prima era un gioco poi in seguito è diventata una vera e propria passione. In famiglia ho uno zio trombonista, ricordo che mi portò a teatro a Palermo, quella sera davano il concerto del secondo di Rachmaninov, un concerto per pianoforte ed orchestra. Io rimasi impressionato non solo dalla musica ma anche dalla figura del pianista. Da lì ho cominciato un po’ a studiare.

Puoi parlarci di “Jeliel” la tua ultima composizione?

“Jeliel” è l’ultimo brano uscito prima dell’estate. E’ molto semplice all’esecuzione, molto di più rispetto “Tra le nuvole” ed è nato da una conversazione con Hildegard De Stefano. Lei ha scritto un libro stupendo “Diario musicale” che vi invito a leggere. In questo scritto parla degli angeli.

Mi ricordo che un giorno eravamo in treno, parlando mi ha detto che ognuno di noi ha un angelo in base alla data di nascita, e che il mio si chiama proprio Jeliel. Da lì ho iniziato a scrivere questa melodia con la mano destra, semplice, dolce, doveva ricordare proprio gli angeli. Poi ho costruito sopra l’accompagnamento con la mano sinistra anche questo molto semplice per non sovraccaricare, facendo sì che la mano destra restasse comunque la protagonista di questo brano. E’ nato così, spero sia piaciuto.

Quanto c’è di te nel personaggio di Domenico di “La Compagnia del Cigno”? Che cosa vi accomuna?

Me e Domenico abbiamo parecchio in comune, in realtà abbiamo quasi la stessa storia. Il personaggio di “La Compagnia del Cigno” si trasferisce dalla Sicilia a Milano come poi ho fatto io dieci anni fa per studiare pianoforte. Ha frequentato il Conservatorio Giuseppe Verdi come me ed il liceo musicale.

Mi ricordo che quando ho fatto il provino con Ivan Cotroneo per questo ruolo il personaggio che dovevo andare ad interpretare non era Domenico ma Juri, questo ragazzo polacco. Poi io sono andato lì, io sono moro, e da lì hanno cambiato la storia e riadattato il personaggio un po’ a quello che era il mio passato. Ringrazio Ivan che mi ha dato una mano, che ha quasi riscritto un personaggio per me.

In “La Compagnia del Cigno 2” abbiamo visto Domenico-Barbara-Lorenzo, mettendoti nei panni del tuo personaggio, nella realtà come ti saresti comportato? L’avresti perdonata?

Sinceramente io no, non ci sarei riuscito (ride, ndr). Domenico sì, alla fine fa questa scelta abbastanza matura per l’età che ha, capisce che c’è qualcosa di più grande dietro al tradimento. Mette da parte l’orgoglio, il rancore e va avanti. E’ un amore enorme quello per Barbara quindi riesce ad andare avanti nonostante tutto.

Puoi raccontarci un aneddoto relativo al set?

Ne ho diversi ma vi racconto questo. Un giorno mentre stavamo girando c’era il direttore della fotografia, Bigazzi, che aveva un cane ed è entrato in scena sul set. C’è un taglio di scena in cui noi suoniamo con l’orchestra e questo cane passeggia tranquillamente.

Degli altri ragazzi della serie, con chi sei maggiormente in contatto?

Siamo tutti molto in contatto, siamo un gruppo molto unito anche fuori, abbiamo un sacco di interessi in comune, siamo tutti musicisti, abbiamo fatto un’esperienza che oggettivamente ci ha un po’ cambiato la vita, stupenda. Con Ario (Robbo) vado a giocare a calcetto quasi sempre, Leonardo (Matteo) e Fotini (Barbara) sono a Roma, quando scendo giù ci vediamo. Chiara (Sofia) è sempre tra Milano e Roma dunque la incontro spesso, così come Hildegard (Sara).

Progetti in cantiere?

Ho in programma l’idea di completare un album con INRI CLASSIC e poi vedere che cosa ne esce. L’obiettivo ora è quello di far musica per le immagini, che sia cinema, tv, serie e media. Ho trasformato il salotto di casa mia in uno studio di registrazione. Spero che questo progetto possa andare avanti.

Cos’è per te… (citando il nostro sito)… “Uno spettacolo nel cassetto”?

Direi il primo recital che ho visto alla Scala di Milano. C’era Swan che è un pianista, suonava tutto il repertorio di Chopin. Io ero appena arrivato dalla Sicilia, vado a sentire questo concerto, mi è rimasto proprio impresso, ho subito pensato “voglio fare quello nella vita”.

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