Valentina Mattarozzi: “”L’amore perduto”? La storia di un amore nato e finito durante un evento tragico come è stata la seconda guerra mondiale”

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Oggi abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con Valentina Mattarozzi. “Virtù Nascoste” è il nuovo album uscito il 14 maggio.

Ciao Valentina, come ti sei avvicinata alla musica?

Molto presto, a sei anni. Anzi anche prima, a sei anni ho iniziato a suonare, ma la musica l’ascoltavo già quando ero nel ventre di mia mamma, pianista classica. Mi si è detto che ho iniziato prima a ballare poi a camminare. Cantare in realtà è stato l’ultimo “approccio”, il tassello che mancava, perché componevo già a quattordici anni. 

Qual è il genere musicale a cui ti senti più affine?

Per la grande curiosità che ho dimostrato nel corso della mia professione, sperimentando pop, rock, fusion, funk e blues, posso dire che il mio grande e primo amore è il jazz. Quello cosiddetto “caldo” alla Chet Baker, per intenderci.

L’amore perduto” qual è la genesi di questo brano?

 E’ nata per caso, come tutte le mie canzoni. Arrivano perché giunge loro il tempo di svelarsi. Quando ho tracciato la melodia sul pianoforte ho capito subito che era perfetta per una vicenda che mi era stata raccontata da piccola. E che mi era rimasta impressa. La storia di un amore nato e finito durante un evento tragico come è stata la seconda guerra mondiale. L’amore perduto narra la deportazione di una intera famiglia, salvata dall’amante della protagonista. A quei tempi l’infedeltà da parte di una donna, madre, per giunta, faceva molto scalpore. Ma proprio quel tradimento e la procreazione di un bambino, il “frutto del peccato”, resero quella famiglia nuovamente libera. Cosa che per altre persone vittime, pure loro, dei rastrellamenti nazisti, non fu così. L’amante di lei era un ufficiale che poté organizzare uno scambio di prigionieri. Però poi quel bambino non fu mai amato, fu sempre visto dal marito di lei, come un’offesa, la dimostrazione vivente dell’avvenuta infedeltà e lo stesso fanciullo per la madre fu solo un peso da portare. Eppure, il piccolo, anche se inconsciamente, salvò loro la vita.

Puoi dirci qualcosa sul nuovo album?

Sono 11 tracce, di cui quattro in lingua francese e le rimanenti sette in italiano. E’ un doppio viaggio musicale. Il primo è stilistico: è un giro del mondo di matrice jazzistica, dal samba jazz, al dixiland, dalle ballad anni ‘50, al manouche degli anni ‘20, pensato da uno straordinario musicista, Teo Ciavarella, che ha curato gli arrangiamenti.

Mentre invece dal punto di vista cantautorale è un mio umile omaggio ai grandi della nostra storia, da Gino Paoli a Lucio Dalla, da Francesco De Gregori a Luigi Tenco, da Bruno Martino a De André,  da Ivano Fossati a Charles Aznavour. 

Cos’è per te… (citando il nostro sito)… “uno spettacolo nel cassetto”?

Sono i sogni che si devono ancora realizzare, sono le stelle che cerchiamo di cogliere dal cielo, sono i viaggi che vogliamo fare, volando. E credo sinceramente che il cassetto sia il nostro cuore e la Vita  il nostro Spettacolo più bello.

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