Reietto: “Sto lavorando ad altre canzoni. Sogno un duetto con Mecna”

Oggi vi presentiamo Reietto all’anagrafe Valerio Vacca, un poliedrico cantautore classe ’91. “Vabbè” è il suo singolo d’esordio.

Reietto, come mai questo nome d’arte?

Facciamo un piccolo passo indietro. A 12 anni mi sono avvicinato per la prima volta alla scrittura e in particolar modo al rap. Dato che amavo ed amo sperimentare, ero solito unire il rap al canto ma la cosa non è mai andata giù ai rapper coetanei. Non mi consideravano uno di loro, mi prendevano in giro (facilitati negli insulti anche dal mio essere cicciottello), mi emarginavano. Ecco il perché del nome. reietto è il mio grido di battaglia, una parola dispregiativa per ricordarmi che sì, sono stato un emarginato, ma sono un reietto che non si è mai arreso, libero di esprimermi a 360°, senza più calcolare i pregiudizi e giudizi altrui.

L’esperienza che hai nel cuore…

Sicuramente porto nel cuore tutti i live, anche quelli davanti a due persone perché il palco è la mia casa. Se, però, devo parlare di un’esperienza che ho nel cuore, sicuramente non posso non ricordare il viaggio col mio fratello di avventure musicali, Falco. Nel 2018 siamo stati a Milano per registrare al Thaurus. Quel viaggio ha segnato l’inizio di questa grande avventura nella discografia e la presa di coscienza che questa strada, che sogno da quando ho cominciato a 12 anni, sia quella giusta per me.

Vabbè” è il tuo nuovo singolo. Puoi parlarne?

“Vabbè” è una di quelle parole che se pronunciate, a mio parere, fa “paura” come il “fai come vuoi” detto dalla tua crush. Scherzi a parte, di solito quando scrivo parlo delle mie esperienze e delle mie emozioni. In Vabbè, il tema principale è il bipolarismo, la continua alternanza degli stati d’animo e la convivenza con l’ansia, ahimè, molto sottovalutata. Mi sono trovato spesso a combattere con la mia infelicità, per poi capire che va accettata e non scacciata, perché ti fa apprezzare le piccole cose. C’erano giorni in cui ero completamente scarico e giorni in cui tendevo a strafare ma, in ogni caso, cercavo in tutti i modi di non far trasparire quello che provavo e quindi, come dico nella canzone, ho messo uno smile sulle cose da dire. Sicuramente c’è un motivo a questi repentini sbalzi d’umore. Citando il testo “E sai che non posso cambiare, credi che non voglia un rimedio?”. Chi mi conosce di persona sa a cosa mi riferisco, ma preferisco che le mie canzoni parlino per me. Magari in un prossimo brano potrebbe venir fuori il perché.

Un duetto che sogni…

Qui non ho bisogno di dilungarmi. Una parola: Mecna.

Progetti in cantiere?

In mente ho sicuramente tante idee, ma meglio rimanere con i piedi per terra e godermi il viaggio. Sicuramente vorrei portare la mia musica live e ci stiamo attivando per farlo. Nel frattempo, vi dico che sto lavorando ad altre canzoni con Charles Kendl (producer di Vabbè), quindi aspettatevi qualcos’altro dopo l’estate.

Cos’è per te… “Uno spettacolo nel cassetto”?

Lo spettacolo nel cassetto per me è tutto ciò che un artista, un creativo rivive quando chiude gli occhi a fine serata. Ci sono delle persone care, dei sogni, delle paure, delle speranze che teniamo solo per noi. Ma ogni sera, non appena chiudiamo gli occhi, arrivano puntuali come attori per lo spettacolo nel cassetto della nostra mente, pronti a ricordarci che anche là fuori, oltre la nostra immaginazione c’è un intero mondo pronto ad essere il nostro personale palco per il nostro spettacolo nel cassetto.

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