Meeokujeeno: “Sono il confine tra fantasia e realtà. “Tu” da dedicare ad un futuro figlio”

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Oggi vi presentiamo Meeokujeeno, il progetto solista di Antonio Pagano. “Tu” è il suo ultimo singolo uscito il 30 aprile.

Puoi raccontarci com’è sbocciato il tuo amore per la musica?

Ti dico un nome “QUEEN” e una canzone in particolare “BIJOU” dall’album. “INNUENDO”, il mio amore per la musica è sbocciato come una Sindrome di Stendhal appena ho inserito quella musicassetta nello stereo nei primi anni 90, così ho deciso di voler fare musica nella vita, coadiuvato dal fatto che mio padre già suonava in una band, e mi ha fatto ascoltare sempre bella musica, così come mio zio Walter, che faceva il dj in una radio, ho scoperto Micheal Jackson, Phil Collins, Deep purple, Pino Daniele, Steve Vai, Prince e tanta bellissima musica, poi ho sempre avuto un talento naturale per la scrittura, mi ricordo che a 7/8 anni improvvisavo canzoni con temi scelti al volo da parenti, una sorta di cantautorato freestyle, e mi veniva benissimo, così anche con gli strumenti, appena li prendevo in mano imparavo subito, da solo, grazie anche al supporto dei miei fratelli…e da lì è iniziato tutto

Come mai questo nome d’arte?

“Mio cugino una volta ha fatto il giro del mondo in due giorni”

“Mio cugino lavora a Dubai, e fa il pendolare ogni giorno da Nocera”

“Mio cugino ha inventato un attrezzo che può fare la pasta ma può anche sparare proiettili d’argento”

Ecco… Meeokujeeno, è questo… io sono questo, sono il confine tra la fantasia e la realtà, sono il surreale e il reale, e mi piace il fatto di non dover spiegare nulla, perché come disse una volta Dylan Dog “Non ci credo, ma ci spero” ecco… questo è quanto, Meeokujeeno vive in un mondo fatto di situazioni ai confini della realtà, popolato da personaggi fantastici, inquietanti e persone normali, Meeokujeeno è tutto e niente, coerente e incoerente, come la mia musica, chi mi ascolta si deve aspettare di tutto, trap, pop, rock, indie, acustica, funky, rnb… e deve ascoltare sapendo che tutto confluisce in una solo persona, mantenendo un unico filo conduttore che è Meeokujeeno stesso.

Tre aggettivi per definire la tua musica…

Mi capita spesso di dire questa cosa, se ti dovessi dire tre parole ti direi: BAR ANNI 90. Se invece vuoi sapere proprio tre aggettivi, allora sarebbero: POP ROMANTICO E SURREALE.

Hai partecipato ad X Factor 7 e ti sei classificato secondo, quanto ti ha lasciato quell’avventura?

Beh, quell’esperienza è nata in modo veloce ed è finita in egual modo, cioè dopo soli due anni dalla finale, a causa di alcune divergenze da parte nostra, dovute anche dal fatto che purtroppo ci lasciarono in balia di tutto e di niente… e non essendo, in quel momento, molto freschi mentalmente abbiamo mandato tutto a quel paese… in ogni modo quell’esperienza bellissima mi ha dato modo di imparare ad approcciarmi in modo diverso alla realtà extra musicale e ad avere un focus migliore e maggiore consapevolezza in tutto quello che faccio.

“Tu” è il tuo ultimo singolo, qual è la sua genesi?

“Tu”, doveva uscire già qualche anno fa, ma alcune situazioni avverse mi hanno portato a fermare la produzione, è un vademecum di vita da dedicare ad un mio figlio futuro, senza la costrizione emotiva che ti porta a scrivere determinate parole al posto di altre, quando sai già di aspettare un figlio, quindi l’ho scritta quando ancora mia moglie non era incinta, e ho voluto trasmettere il mio desiderio di paternità, condividendo l’idea di libertà e di famiglia che vorrei che mio/a figlio/a imparasse fin da subito, poi ascoltando la canzone si capisce benissimo cosa intendo, è più facile ascoltare che dire, in questo caso.

Che ne pensi della musica italiana di oggi?

L’Italia negli ultimi anni ha fatto un passo in avanti internazionale grandissimo a livello di nuove produzioni, basta citare i vari Calcutta, TheGiornalisti con Tommaso Paradiso, Gazzelle, Carl Brave, Coez, Ghemon e tanti altri che hanno dato vita ad un nuovo genere musicale tutto italiano, poi passando per il canale trap, con producer del calibro di Charlie Charles, Sick Luke, Dardust, Frenetik & Orange,  che hanno prodotto tantissime hit di stampo mondiale, e che hanno portato anche i grandi big della musica italiana ad aggiornarsi con queste sonorità più fresche, poi ci sono i The Kolors che hanno riportato un po’ di anni 80/90 che propongo anche io in qualche pezzo, continuando con tutta quella schiera di relativa “nicchia” che però spacca tantissimo come i vari Venerus, Franco 126, Rkomi, Ariete, Ginevra, Coma Cose, Margherita Vicario, Mecna e tantissimi altri che meritano di sicuro un palcoscenico più grande…però d’altro canto i “vecchi” big continuano ad essere forti e sacri, quindi mi fa piacere di vivere in un panorama musicale vasto come non mai, dove davvero si respira un po’ d’aria internazionale…

Cos’è per te… (citando il nostro sito) …”uno spettacolo nel cassetto”?

Per me, uno spettacolo nel cassetto, potrebbe essere come una sorta di “MacGuffin” cinematografico, cioè quella magia che puoi vedere solo tu, quell’espediente che ti meraviglia e che lo spettatore non può vedere all’inizio ma che vive tramite i tuoi occhi, e che alla fine si scoprirà che non era nulla di chè, ma era solo il motore, il vero cuore di tutto, che ti ha fatto andare avanti fino all’obiettivo… quindi citando Niccolò Fabi, uno spettacolo nel cassetto secondo me è quello che sta in mezzo, tra l’inizio e la fine di un qualcosa… è costruire! 

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