Simone Fornasari: “Devo tanto all’incontro con Kekko dei Modà. “Che poi” frutto di un tempo di silenzio e ricerca”

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Oggi abbiamo il piacere di presentarvi un cantautore, Simone Fornasari. Il suo primo progetto musicale è nato nel 2008 con “E comunque la vita è tutta un’altra cosa”. “Che poi” è il suo ultimo EP, “Con i piedi per terra” il primo singolo estratto.

Com’è sbocciata la tua passione per la musica?

Fin da bambino ascoltavo le cassette dei miei genitori: Dalla, Battisti, De Gregori, Vasco… poi, a 12 anni, ho iniziato a suonare la chitarra e da quel momento non ci siamo più lasciati.

Le tue principali esperienze in carriera…

Ho avuto modo di vivere bellissime esperienze tra cui la prima avventura con Radio Bruno nei tour estivi in apertura a grandissimi artisti della musica italiana, così come la menzione Tenco nel premio Musica Contro le Mafie, la bellissima esperienza nel Teatro di Milo all’interno di Voci del Mediterraneo (ideato e voluto da Franco Battiato e Red Ronnie) così come il mio ingresso in Nazionale Italiana Cantanti. Sicuramente devo tanto all’incontro con Francesco (Kekko) Silvestre dei Modà, che ha saputo essere un’anima speciale regalandomi preziosi consigli.

Il tuo primo brano scritto?

Si chiamava “Chissà”, brano mai pubblicato ma che porto sempre con me. Avevo 14 anni ma già vivevo nel tormento del dubbio: circondato da mille domande che spesso non avevano una risposta e che solo attraverso la musica riuscivo (e riesco tutt’ora) a processare nel mio vivere quotidiano.

“Che poi” è il tuo ultimo EP. Vuoi presentarcelo?

È un progetto che nasce dall’esigenza di chiudere un percorso iniziato con l’uscita dell’ultimo album dal titolo “…”. Un ep che completa un viaggio, accomunato dallo stesso fil rouge valoriale, figlio del medesimo universo creativo. Un lavoro, frutto di un tempo di silenzio e ricerca, pensato, voluto e concepito a quattro mani insieme al produttore artistico e amico di sempre Giancarlo Boselli. L’ep parla di scelte, della tentazione di inseguire la fretta e di rincorrere il tempo, della necessità di fermarsi a pensare, di costringersi a fare i conti con se stessi, anche se il mondo là fuori corre.

Che ne pensi della musica italiana di oggi?

C’è molto traffico, a volte troppo ma tra tutto questo traffico ci sono un sacco di cose fighe. Credo che, pandemia a parte, il mercato della musica stava già subendo una forte rivoluzione negli ultimi anni. La scena “indie” sta prendendo sempre più piede e le grandi etichette stanno rivendendo il loro processo di sviluppo (cosa che in America è già consolidata da anni). Ci vorrà tempo ma credo che la strada sia interessante…

Progetti futuri?

Spero di tornare a suonare dal vivo. Dopo due anni di lavoro in studio ho presentato due album a cui tengo molto che per ovvi motivi non sono mai riuscito a trasportare nella dimensione live.

Cos’è per te… citando il nostro sito… “uno spettacolo nel cassetto”?

Nel cassetto si conservano i sogni… e se dentro ad un cassetto nasce uno spettacolo penso a qualcosa di unico e speciale.

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