Mike Orange: “”Arancio” è il mio primo EP. La musica il mio modo di esprimermi”

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Mike Orange, all’anagrafe Michele Arancio è un artista che affonda le sue radici nel punk rock. E’ stato infatti il frontman di Subgruppo Devasto fino al suo scioglimento, nel 2010, ed è il cantante e chitarrista dei SOCS. Nel 2020 Mike ha partecipato alle finali nazionali di Sanremo Rock. “Arancio” è il suo primo EP.

Com’è sbocciata la tua passione per il mondo della musica?

La musica è sempre stata con me, già da piccolissimo era il mio gioco preferito. Poi mentre crescevo è diventata una costante ed è stata il mezzo per fare le prime esperienze di vita da adolescente e per farsi degli amici. Ora la musica è il mio modo di esprimermi, credo che quando passi tanto tempo con un compagno di viaggio poi ti abitui ad averlo con te.

Com’è nata la tua voglia di una carriera da solista?

In modo assolutamente casuale. Era un momento in cui desideravo degli stimoli diversi e avevo voglia di sperimentarmi con la tecnologia. Mi sono trovato con una decina di canzoni che ho fatto ascoltare ad alcuni amici che hanno deciso di aiutarmi in questo percorso nuovo. Ho scelto di essere solista perché in questo momento mi dà più libertà di creare.

Un ricordo legato alla tua partecipazione a Sanremo Rock…

Sanremo Rock è stata una bella esperienza di condivisione, innanzitutto. Con i ragazzi della band è stata la prima volta che andavamo a suonare così lontano ed è stata l’occasione di legare ulteriormente. Se devo citarti un ricordo, la sera prima di salire sul palco dell’Ariston siamo finiti in un bar che faceva karaoke, per divertirci (e dopo un paio di grappe, lo ammetto) abbiamo cominciato a cantare. Fortuna che il batterista, Giangiorgio Giallo, ad un certo punto ci ha portato via. Lo spirito che ha contraddistinto quell’esperienza è stato quella di godercela al massimo, in fondo arrivare su quel palco era già di per sé un grande obiettivo raggiunto. Avere questo atteggiamento ci ha permesso di tirare fuori la più bella esibizione possibile.

“Arancio” è il tuo nuovo EP. Qual è il suo filo conduttore? A quale brano sei più legato?

“Arancio” è il mio primo EP uscito lo scorso 19 febbraio per MPC Records, 5 brani che vogliono testimoniare questo particolare momento, un punto di arrivo di una band rock che si approccia ad un nuovo genere, con sonorità più pop. Il filo conduttore del disco è la vita quotidiana, quella delle cose piccole, dei rapporti con le persone che poi diventano riflessioni più generali sull’esistenza. Credo sia stata la chiave per rendere tutto autentico e sfuggire ai luoghi comuni. Il brano a cui mi sento più legato è “Segrate”, la traccia di chiusura e primo singolo di questo EP, rappresenta più di tutte il percorso.

A chi ti ispiri?

Mi sono ispirato ai cantautori anni ’60, che è il mio periodo preferito per quanto riguarda la musica italiana. I Rokes, i Giganti, il primo Lucio Battisti, credo si senta molto nel disco. Il mio obiettivo era creare delle canzoni con arrangiamenti leggeri e testi semplici in cui si può riconoscere, da cantare sotto al palco. Poi il mio background, i Tre Allegri Ragazzi morti soprattutto.

C’è un duetto che sogni?

In un ipotetico futuro mi piacerebbe cantare con Calcutta, secondo me è il talento più cristallino degli ultimi anni. Rimarrà un sogno, però grazie di avermelo chiesto.

Progetti in cantiere?

L’obiettivo principale è essere pronti nel momento in cui si potrà ricominciare a suonare. Semplice ma abbiamo imparato a non dare per scontato niente. Mi piacerebbe fare uscire un altro singolo prima dell’estate e abbiamo l’idea di tornare in studio a registrare qualcosa prima della fine dell’anno. Vedremo, sarà ancora un anno complicato, meglio pensare a una cosa per volta.

Cos’è per te… (citando il nostro sito)… “uno spettacolo nel cassetto”?

Penso all’immagine di una vecchia scrivania in penombra, apri uno dei cassetti e c’è una luce che man mano che ti avvicini diventa sempre più forte. Quello che vedi quando ti avvicini è un carillon che suona una bellissima melodia. La musica ha bisogno di essere riportata in vita, il prima possibile. Alla prossima e grazie per questa intervista!

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