Amber: “La mia musica? Grinta, speranza e ritmo. “My Future”…”

Amber all’anagrafe Ambra Lucchetti è nata in una famiglia ricca d’arte. “My Future” è il suo ultimo singolo. Abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con lei, la quale ci ha raccontato le sue esperienze.

Come mai hai scelto questo nome d’arte, “Amber”?

Ho scelto Amber per diversi motivi. Uno di questi è perché nei miei anni di studio in accademia spesso mi chiamavano così e quindi in qualche modo lo ho sempre associato al mio alter ego da artista. E poi, quando ero piccola le mie sorelle mi chiamavano ( e lo fanno tutt’ora !) Number one (Numero uno) perché sono la sorella maggiore, e con un gioco di parole viene fuori: N-Amber-one. Ci tengo a precisare infatti che il nome non è concepito come la versione inglese del mio nome vero, ma va letto proprio come viene scritto, con la “A” .

L’arte per te è sempre stata di casa, qual è il primo ricordo che hai di essa?

Io non ho mai deciso consapevolmente di dedicarmi alla musica. Forse è nato tutto come un gioco. La musica c’è sempre stata, l’ho sempre avuta dentro casa. Da bambina mi hanno fatto studiare pianoforte ed io la vedevo come una cosa normale all’interno della routine quotidiana, credevo che lo studiassero tutti i bambini, era semplicemente una cosa che faceva parte dei miei doveri.La cosa che mi piaceva di più fare i pomeriggi quando tornavo da scuola era tradurre i testi delle Spice Girls. I primi ricordi infatti li ho quando da piccola insieme ad un gruppo di amiche abbiamo formato una specie di cover band delle Spice, i nostri idoli di allora, appunto. Mi ricordo che passavamo i pomeriggi a casa da me e rubavamo i costumi di scena di mia madre (ex ballerina). Erano dei costumi super sgargianti super colorati, originali anni 80 che lei teneva gelosamente in un baule e noi passavamo i pomeriggi a trasformarci in delle pop star! Ricordo quello come uno dei periodi più belli della mia infanzia!

Le tue principali esperienze in carriera…

Una delle esperienze più impegnative e che sicuramente ha impattato sul mio percorso è stato lo spettacolo musicale sulla vita di Marilyn Monroe (dal titolo La Star, da Norma Jean a Marilyn Monroe, per la regia di Michele Di Francesco). Dovevo interpretare la grande diva , avevo da portare a termine 14 brani da cantare live, ballare, recitare e cambiarmi d’abito per 15 volte! In quel momento non mi sono chiesta se fossi pronta o no per farlo, se mi riguardo in video vedo una ragazza che aveva bisogno di superare le sue paure, e quella era l’occasione che si era presentata alla mia porta. Ho capito che era un treno che dovevo prendere. E ti dirò di più: ad oggi, a distanza di qualche anno, sono fiera di me stessa, della scelta che feci allora e di aver rischiato cosi tanto. Lo ricordo come un momento di svolta della mia vita, una specie di passaggio obbligato, in cui ho dovuto affrontare responsabilità, sforzo mentale e fisico, critiche esterne e da me stessa. Ma che oggi mi fanno essere qui.

“My Future” è il tuo nuovo brano. Com’è nato?

“My Future” è nato un po’ come nei film, grazie ad un videoclip homemade, in cui ho interpretato una cover acustica del brano “How Will I Know”, girato durante il primo lockdown, sulla terrazza del mio palazzo. Tale video è arrivato nella bacheca del Maestro Mario Zannini Quirini, il quale stava cercando un’interprete per un pezzo tenuto da un po’ nel suo cassetto.  É stato amore a prima vista con il Maestro e con la canzone stessa la quale era stata originariamente scritta in italiano e composta dall’autore Antonio Decimo e successivamente rivisitata e tradotta per me in inglese da Orlando Johnson. E da qui è nata “My Future”.

Che ne pensi della situazione della musica italiana?

A volte ho la sensazione che oggi “l’alternativo”, il “controcorrente”, sia anch’esso frutto dell’omologazione. Il panorama musicale italiano degli ultimi anni è molto orientato verso determinati generi e le nuove proposte mi sembra seguano spesso una scia ben determinata e calcata. Credo che ci sia il bisogno di dedicarsi alla semplicità poiché spesso cercare concetti troppo astrusi e arzigogolati ci può far perdere il punto. Quello che manca a me personalmente nel moderno panorama musicale italiano è una figura alla quale ispirarmi in toto, anche se devo dire che quest’ultimo Sanremo mi ha molto sorpresa. Ho sentito aria di cambiamento, ho visto tante proposte interessanti e soprattutto varie. Qualcosa si muove e questo mi fa ben sperare.

Tre parole per definire la tua musica…

Grinta, Speranza e Ritmo.

Cos’è per te… (citando il nostro sito) …”uno spettacolo nel cassetto”?

Per rispondere a questa domanda devo prima parlare di condivisione, una cosa della quale ho sempre dubitato, a causa di esperienze personali negative che mi hanno fatto credere che fosse meglio chiudersi piuttosto che aprirsi. Oggi sto scoprendo che aprirsi al mondo ripaga molto di più che un’integrità d’immagine fasulla. Il rischio di farsi male è maggiore ma lo è anche quello di farsi e fare del bene. Voglio dare il mio contributo come artista. Condividere la mia esperienza di vita attraverso la musica e l’arte in generale. Mi ci è voluto del tempo, il mio tempo, e tanto lavoro su me stessa per capire che sono in grado di scrivere e di suonare uno strumento (il pianoforte, per ora) e che queste due cose insieme possono raccontare la tua storia e quella di tanti altri. Quindi il mio spettacolo nel cassetto è il mio primo album, a cui sto già lavorando.

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