Nunzio Di Sarno: “”Mu” risente del mio vissuto degli ultimi 6-7 anni”

Nunzio Di Sarno è nato a Napoli, si è laureato in lingue e letterature straniere con una tesi su Ginna e le connessioni tra astrattismo e spiritualismo. Ha lavorato come operatore sociale, mediatore culturale, insegnante di italiano L2, di sostegno e di inglese. Da alcuni anni risiede ed insegna a Firenze. Nel 2021 si è laureato in psicologia clinica e della riabilitazione con una tesi su Yoga, Tai Chi e mindfulness come terapie complementari nella malattia di Parkinson. “Mu”, pubblicata da Oèdipus edizioni nell’agosto 2020, è la sua raccolta d’esordio. Sue poesie ed articoli sono presenti su diversi siti e blog letterari.

Come ti sei avvicinato alla scrittura?

Per necessità. Ho cominciato a parlare molto tardi da bambino, tanto da dare ai miei qualche preoccupazione. Molto timido durante infanzia e preadolescenza, il perché lo capirò solo dopo. Poi nell’adolescenza la musica mi ha permesso di esprimermi, interagire, aprirmi e socializzare. 

La poesia in quegli anni la leggevo, facendo maldestri e nascosti tentativi. Dopo è diventata una necessità come traccia e strumento dei lavori esperienziali portati avanti in vari ambiti. “Scrivo perché la parola è una traccia/ E il suono è operativo” così recita “Manifesto”, la poesia che apre la raccolta e dà anche indicazioni al lettore su come addentrarsi.

Tre aggettivi per definirti…

Alto, magro, camminante.

Ricordi il tuo primo scritto? 

Si. Una poesia che scrissi al liceo, mi ricordo ancora un verso “Mi strazia l’attesa come il vivere duole al moribondo”. Influenzato per quel che mi arrivava allora dai poeti francesi dell’Ottocento. Versi che nessuno credo abbia mai letto e morirono giustamente col diploma. In seguito gli haiku improvvisati con gli amici nelle situazioni più varie sono stati una buona palestra. Poi tanto altro, ma di cui è lungo discorrere.

Nell’agosto 2020 hai pubblicato la tua prima raccolta di poesie “Mu”. Com’è nata quest’idea? C’è un filo conduttore?

L’idea che covavo già da anni è stata intensificata dall’adrenalina dopo sensazioni molto forti attivate da un concerto di Massimo Pupillo degli Zu. È stata solo la goccia, visto che lavoravo a diverse raccolte già negli anni precedenti. “Mu” tiene semplicemente e naturalmente insieme poesie più o meno recenti che al di là dei temi, risentono del vissuto degli ultimi 6-7 anni, molto importante per la mia storia.

Il filo conduttore potrebbe essere la ricerca interiore, che dal mio punto di vista è al tempo stesso psicologica, spirituale, filosofica e politica, e dire politica poi comprende tutti gli aspetti dell’esistenza comunitaria e sociale. Tutte le esperienze in cui spesso mi sono letteralmente fiondato a rotta di collo hanno questa tensione comune.

Progetti futuri?

Vorrei chiudere diverse raccolte ancora incomplete ed un lavoro su versi e immagini che sto portando avanti su alcuni siti da giugno, in modo intermittente. Spero che mi arrivi una buona proposta per la prossima raccolta, per cui ho avuto finora risposte positive sempre però da piccole case editrici, più o meno simili a quella di “Mu”, che nonostante la serietà hanno troppo spesso una distribuzione ed una promozione pessima.

Poi progetti scientifici in progress, legati alla laurea in psicologia clinica che ho conseguito da poco. Sperando che il mammut burocratico della nostra bella penisola non mi rallenti troppo.

Cos’è per te… (citando il nostro sito)… “Uno spettacolo nel cassetto”?

L’immagine mi suggerisce che in un luogo chiuso e senza luce ed aria può comunque nascere la vita. Anzi per dirla tutta la vita trova sempre la strada per manifestarsi. Si pensi a come nel nostro corpo abitino batteri, microbi ed altri esseri che immersi in un ambiente salutare secondo i nostri canoni, camperebbero poco o niente. Tutto sta nell’entrare in contatto con questa Vita che tutto può.

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