MaNiA: “Il filo conduttore di “4”? La voglia di esprimere concretamente i sentimenti”

Oggi abbiamo il piacere di presentarvi i MaNiA, una band nata a Codogno, in provincia di Lodi. “Che giorno è” è il loro ultimo singolo.

Com’è nata la vostra band? Come mai “MaNiA”?

Dovete sapere che io e Jacopo, chitarrista della band e non solo, siamo fratelli. Iniziare a suonare insieme fu un’intuizione di mamma per farci crescere più vicini, ma credo che nemmeno lei potesse immaginare che la musica ci avrebbe reso da lì a poco una cosa sola. Iniziammo quindi da bambini a scrivere canzoni con le chitarre di papà. Con il trascorrere del tempo, contornato anche da defezioni a livello di organico, siamo arrivati alla formazione dei giorni d’oggi: ridendo e scherzando sono passati 10 anni da quando condividiamo tutto con i nostri due Davide, rispettivamente bassista e batterista della band (ride, ndr). Ci tengo particolarmente nel dire che siamo proprio una di quelle band che si è formata partendo da una voglia comune di esprimersi scrivendo canzoni inedite fin da subito, trovandosi più volte a settimana in una stanza riscaldata da una stufa da campeggio a gasolio.

Le vostre esperienze in carriera…

Le più significative sono state il poter vincere la venticinquesima edizione del Rock Targato Italia, essere arrivati in finale al Festival Nazionale di Piombino. Per poi arrivare alla collaborazione collaborare in studio con il nostro produttore attuale Roberto Vernetti e per il lavoro precedente con la supervisione del Frontman dei Planet Funk, Alex Uhlmann. Anche qui, dovremmo aprire un libro delle dimensioni della trilogia de Il Signore Degli Anelli per farvi capire con quali artisti ci piacerebbe scrivere una canzone (ride, ndr).

“Che giorno è”, com’è nato questo brano? Quale messaggio volete lanciare?

Non è sempre semplice esprimere ciò che si prova a parole e questa è una canzone che racchiude quello che spesso non abbiamo il coraggio di dire. E’ un canzone che parla dei sentimenti e che contiene le immagini e i colori che si disegnano dentro di noi nei periodi d’amore. Un brano scritto al futuro per far sì che rimanga nel tempo e che lasci sempre le porte aperte anche a chi non sta vivendo questo meraviglioso sentimento.

Qual è il filo conduttore di “4”, vostro ultimo ep?

Diciamo che il titolo 4 era quasi d’obbligo in quanto rispecchiava fin dalla nascita questo nostro ultimo sforzo discografico. C’è un significato più profondo in questo numero, cioè il dono di essere ancora tutti e quattro insieme con la stessa voglia di esprimersi di quando eravamo piccini e alle prime armi con la vita e con la musica! Il filo conduttore è la semplice e sana voglia di poter esprimere i nostri sentimenti più concretamente, in modo più diretto, soprattutto dopo un periodo difficile che la band ha dovuto affrontare!

Che cosa ne pensate della situazione attuale della musica italiana?

Questa è sempre una domanda molto ostica, nel senso crediamo che ci siano molte idee, molti progetti che potrebbero fare la differenza e apportare qualcosa di interessante e perché no anche evolutivo. Il problema risiede semplicemente nell’utilizzo usa e getta anche della musica che a lungo termine rischia di portare ad un piattume e ad uno stallo pericoloso!

Cos’è per voi… (citando il nostro sito) …”uno spettacolo nel cassetto”?

Per noi uno spettacolo nel cassetto è la realizzazione di un progetto e un sogno che ci accompagna da quando siamo piccini. Fare della musica, il nostro pane quotidiano!

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