Nogemini: “C’è un amore-odio nel nostro rapporto con la musica. Vi raccontiamo “Nero”…”

Oggi vi presentiamo i Nogemini un duo indie pop elettronico di Napoli Nord nato all’inizio del 2020. “Nero” è il loro secondo singolo.

Com’è nato il vostro duo? Come mai “Nogemini”?

Il nostro duo è nato da un incontro fortuito all’Università Federico II di Napoli, dato che entrambi frequentiamo la facoltà di lettere. Ci siamo iscritti lì e in un giorno abbiamo sentito una sintonia di un’amicizia forte, fondata sull’assonanza e da questo incontro si è subito sentito che le nostre passioni di musica e scrittura sarebbero state ben fondandi di un rapporto unico come il nostro. Ci siamo visti e abbiamo capito che avremmo fatto musica insieme. 

“Nogemini” perché, data la nostra immediata sintonia, tutti credevano fossimo fratelli, addirittura gemelli, dunque in metro è nata l’idea di chiarire questo singolare e divertente episodio dettato dagli astri in qualcosa che dicesse che non siamo gemelli, nemmeno fratelli, ma siamo stati sicuramente destinati a scontrarci.

Qual è la vostra idea di fare musica?

Sembra qualcosa di banale, ma la musica è una necessità prima che una passione, quindi noi mettiamo tutto ciò che sentiamo e speriamo che questo lo sentano anche gli altri. Fare musica è di per sè un sentimento, prima che un’azione. C’è un amore-odio nel nostro rapporto con la musica che è sia sentimentale che fisico. Un giorno si litiga per delle incomprensioni, altre si sente di star ricevendo la più grande e bella forma d’amore da lei. 

“Ho rotto il controller”, com’è nato questo brano?

“Ho rotto il controller” è nata in metropolitana, poco dopo esserci conosciuti. L’abbiamo scritta e cantata tra la confusione, la puzza, la stanchezza, ma nonostante questo ha una falsa gioia che vive sullo spirito di melanconia. Stavamo corteggiando la musica e avvicinandoci a lei, nel modo più infantile possibile, non potevamo non trasmetterle gioia, nonostante la consapevolezza delle difficoltà le conferisse anche il suo lato cupo, nascosto dietro la dolce melodia. Questo atteggiamento in realtà nasconde le fondamenta del nostro vivere, il nostro carattere e modo di fare, banali e occultamente complessi. 

“Nero” è il vostro ultimo singolo. Quale messaggio volete lanciare ai vostri coetanei?

Partiamo dall’idea di creare dei messaggi nelle persone, anziché fornirglieli, noi li serviamo della chiave per aprirsi ad un mondo che può coinvolgere il loro o esserne la più reale rappresentazione. “Nero” rappresenta una perdita che crea una rivelazione, perdere per capire, ma questo tema è solo momentaneo e solipsistico. Ogni cosa può esserne un’altra, a seconda di come la si vive. 

Progetti in cantiere?

Pensiamo di fare un EP, ma stiamo ancora studiando.

Cos’è per voi… (citando il vostro sito)… “uno spettacolo nel cassetto”?

Uno spettacolo nel cassetto è la capacità di dar vita ai sogni, oppure, per chi vede la chiusura di questo cassetto, c’è la parte migliore di noi che difficilmente mostriamo agli altri. Come spesso l’arte crea delle idee di persone, le mostra, così diverse da come si erano immaginate, fornendo, appunto, un’altra chiave di lettura interpersonale. Lo spettacolo è tutto ciò che possiamo essere, ma che non siamo ancora. Il nostro divenire.

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