Sofia Buscè: “”Milena” porta sicuramente alla riflessione”

Oggi abbiamo il piacere di presentarvi Sofia Buscè, una giovane cantautrice romana. “Milena” è il suo ultimo singolo.

Com’è sbocciata la tua passione per la musica?

E’ nata e cresciuta insieme a me, o forse io insieme a lei. Da bambina ero incantata dalla musica, mi lasciavano davanti allo stereo e ci sarei potuta rimanere per ore, poi ricordo bene una scena: stavo imparando ad andare sulla bici senza rotelle, ma mi fermavo sempre perché avevo paura di cadere, ad un certo punto mi misi a cantare e “magicamente” riuscii a rilassarmi e ad avere più fiducia. Credo che questo episodio spieghi al meglio il mio rapporto con la musica.

Come definiresti la tua arte?

In continua evoluzione e mutamento, eclettica, sofisticata ma semplice, accessibile, credo che questo sia un elemento chiave: rendere accessibile e fruibile ciò che si crea, perché infondo non si scrive mai solo per sé stessi, ma per gli altri, o almeno per me è così.

“Milena”, qual è la sua genesi? Quale messaggio vuoi lanciare a chi l’ascolta?

“Milena” porta sicuramente alla riflessione, sia per chi si rispecchia nei suoi atteggiamenti, sia per chi riconosce qualcuno che ha incontrato. Per citare Pirandello, credo sia proprio dire che Milena è una maschera che acceca e appesantisce la vista di chi la indossa, non si ha una visione sincera e chiara dei rapporti, prevale piuttosto il fine utilitaristico degli altri, trattati come pedine da avere attorno invece di affrontare sé stessi tramite momenti di solitudine.

Il primo incontro con Massimo Calabrese… 

E che incontro! la prima volta che ci siamo visti, tramite un’amicizia in comune nel 2019, ho avuto subito come una sensazione di familiarità e sintonia che poi si è confermata adesso che lavoriamo insieme unita alla grande stima, ormai reciproca. Gli avevo fatto ascoltare due canzoni che avevo appena scritto e che non aveva mai ascoltato nessuno, quindi fu un vero e proprio salto nel vuoto per me.. salto che per fortuna è atterrato bene!

Una collaborazione che sogni?

Sicuramente Noa, artista che mi ha da sempre ispirata per la sua capacità di essere così duttile nei diversi generi e il suo modo unico di cantare, oltre al fatto che rappresenta l’idea di “artista internazionale” che ho come obiettivo.

Cos’è per te… (citando il nostro sito) …”uno spettacolo nel cassetto”?

Uno spettacolo nel cassetto per me potrebbe essere un desiderio inespresso, ma insito in noi, e poi anche per il suo significato più concreto che mai come in questo momento accomuna tutti coloro che lavorano nell’ambito dello spettacolo, chissà quanti spettacoli sono rimasti nel cassetto e sono lì pronti per essere realizzati, credo infatti che è proprio in momenti come questi che non bisogna spegnere la fantasia, ma mettere quanti più spettacoli riusciamo nel cassetto perché ci sarà un tempo anche per loro, citando Fossati, concludo dicendo che “c’era un tempo sognato, che bisognava sognare”

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