Valerio Cinque: ““Un labile tepore” nasce da un profondo dolore e diventa una dedica sincera all’amore materno”

Oggi abbiamo il piacere di presentarvi Valerio Cinque, un cantautore classe 1991. “Un labile tepore” è il suo nuovo album.

Com’è sbocciato il tuo amore per la musica?

La musica per me è stata sin dall’inizio ancora di salvezza, porto sicuro, luogo in cui far confluire le mie emozioni. Mi sono avvicinato inevitabilmente al mondo musicale a seguito di un tragico evento, avvenuto all’alba dei 14 anni: la morte dei miei genitori in un incidente stradale. Da quel momento la musica è diventata gradualmente, oltre che un mondo nel quale dolcemente abbandonarmi, anche il mezzo prediletto per esprimermi. Appena ho incominciato a suonare la chitarra, ho scritto le mie prime canzoni. Finito il liceo poi, ho deciso di fare della musica il mestiere dell’anima. Non ho più smesso di scrivere e di comporre, perfezionando continuamente il mio stile fino a oggi.

Le tue principali esperienze…

A 18 anni mi sono trasferito a Torino per continuare i miei studi musicali. Dopo un paio d’anni di studi di chitarra classica, ho studiato chitarra jazz dapprima con Dario Chiazzolino all’Accademia di Musica Moderna diplomandomi nel 2015, poi ho perfezionato ulteriormente le mie conoscenze con Pino Russo, Furio Di Castri, Emanuele Cisi, Nico Morelli e Giampaolo Casati presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino, laureandomi nel 2019 con il massimo dei voti sempre in Chitarra Jazz. In questi anni ho partecipato anche ad un paio di seminari della Juilliard di New York molto formativi, con Rodney Jones e Ben Wolfe. Il jazz mi ha permesso di aprire completamente gli occhi sulle possibilità della musica e dell’armonia, sviluppando la creatività e lo stile. Contemporaneamente, ho preso parte anche al progetto alternative/post-rock “Vargo Umnico” e al progetto punk-rock “VSX”, due esperienze che mi hanno formato e arricchito tanto quanto gli studi.

“Un labile tepore” è il tuo nuovo album. Puoi raccontarcelo? Com’è nata l’idea dell’autoproduzione?

Negli ultimi anni ho sentito la necessità di liberare delle emozioni ormai mature e pronte per essere lasciate andare, ho sentito la necessità di elaborare il lutto a modo mio. Ho cominciato spontaneamente a comporre una dopo l’altra un ciclo di canzoni inedite da dedicare a mia madre (anch’essa musicista), con le quali mi sono messo a nudo nelle mie emozioni e nel mio vissuto, senza alcun timore.

“Un labile tepore” è un concept album cantautoriale che nasce da una grave perdita e da un profondo dolore che ha cambiato per sempre la mia vita e diventa una dedica vera e sincera all’amore materno, quell’amore unico al mondo tanto prezioso quanto fragile, un amore che è parte stessa della vita ma resta in eterno. Non solo, il disco è dedicato anche, e soprattutto, ai rimasti che hanno sofferto questo dolore e vuole esprimere un messaggio finale di incoraggiamento e di speranza.

“Un labile tepore” è stato interamente composto da me nella musica, nei testi e negli arrangiamenti e racconta un percorso interiore di scoperta e di crescita. I brani sono disposti secondo una struttura circolare, con due spoken word che aprono e chiudono l’opera e, al loro interno, racchiudono otto canzoni unite da un unico filo rosso.

La musica, tra le tante influenze, si ispira all’essenza di cantautori italiani come Lucio Battisti, Luigi Tenco, Francesco De Gregori, Fabrizio De André, Franco Battiato, bossanovisti come Guinga, Antonio Carlos Jobim e cantautori di lingua inglese come Nick Drake, Bob Dylan, Jeff Buckley, Sufjan Stevens, Low Roar ed Elliott Smith.”

Ho deciso di produrre il disco in autonomia e auto-finanziarlo perché era un’opera d’arte troppo personale e intima per snaturarla con direzioni artistiche che seguono i propri gusti e le linee di mercato. Non volevo che la sincerità e la limpidezza di questa musica venisse inquinata da qualcun altro. Il disco è stato registrato al Riverside Studio di Torino in collaborazione con 19 musicisti, tra i quali spiccano il violinista Edoardo De Angelis, il violoncellista Manuel Zigante e il loro “Quartetto d’archi di Torino”, che ha collaborato con nomi prestigiosi come Dario Brunori, Ezio Bosso e Vinicio Capossela.

ASCOLTA IL DISCO “UN LABILE TEPORE”

Spotify – https://open.spotify.com/album/6KYui5S3px4K5igjHf2JaR?si=qRTlrzLbQLKgUvPUzfcK8w

YouTube – https://www.youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_lxFBjikK46seUGlfVuLQEVWOJ0PbYhnCg

Apple Music – https://music.apple.com/it/album/un-labile-tepore/1503020695

Deezer –  https://www.deezer.com/album/136523482

oppure scegli da qui la tua modalità di ascolto preferita -> https://imusiciandigital.lnk.to/CUIK4juHWE

L’emozione di ottenere una Menzione Speciale al Merito da parte di Mogol…

Questo disco è stato una scommessa vinta, poiché è stato apprezzato da tanti grandi nomi del settore e ancora oggi raccoglie consensi. Per la title track “Un labile tepore” ho ricevuto una Menzione Speciale al Merito da parte di Mogol in occasione del VII PREMIO CET PER AUTORI. Il testo è stato inserito in un’antologia di poesie curata dallo stesso Mogol, di prossima pubblicazione.

Inoltre, Mogol ha recensito il brano con le seguenti parole:

“Il brano risulta piacevole all’ascolto soprattutto per l’atmosfera musicale e il racconto del testo. Dinamiche sonore ben curate. Armonicamente il tessuto è sempre colto e ricercato. Tutto il contrappunto dell’orchestrazione risulta coinvolgente. Tutto ciò rivela una indubbia e innata musicalità e una ricerca istintiva di bellezza e uno sfuggire dalla banalità.  Il brano ha un testo delicato e dalla scrittura un po’ retrò, che però ha il suo fascino, con accoppiamenti di parole ricercati come ad esempio quello del titolo, labile tepore. Sai gestire bene questa cifra stilistica. I brani apparentemente senza tempo come il tuo, sono sempre in bilico fra essere eterni e l’essere fuori tempo. E tutta l’esposizione, garbata e misurata, rende difficile critiche ulteriori. La voce e l’atmosfera, che riportano a classici di Umberto Bindi o ad alcune cose di Sergio Cammariere, nascondono una leggera antichità del testo. In generale, concludendo, si tratta di un bel lavoro, garbato e piacevole.”

Non vi nascondo la grande emozione e l’orgoglio per i frutti di tante fatiche, finalmente apprezzati con parole del genere da personaggi di tale spessore.

Cos’è per te… (citando il nostro sito) …”uno spettacolo nel cassetto”?

Per me “uno spettacolo nel cassetto” è quell’idea musicale, quell’emozione, quella concezione dell’opera artistica che custodisci nel cassetto e che, nonostante gli eventi avversi, le difficoltà e i contrattempi, riesci piano piano a tirare fuori e a darle vita e un’esistenza nel mondo esterno.

http://www.facebook.com/valeriocinque

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