Leiner: “”Casa nostra” è nata dal bisogno di scrivere della mia adozione. Vi racconto…”

Leiner fin dalla sua infanzia ha dimostrato subito la sua grande passione per il mondo della musica e della danza. Nel 2013 ha iniziato a comporre i suoi primi brani. Dal 2020 è tornato in scena con l’etichetta GreyLight Records con il suo primo lavoro da solista. “Casa nostra” è il suo ultimo singolo.

Chi ti ha trasmesso la tua passione per l’arte? Sei sia cantante che ballerino, qual è per te il filo conduttore tra queste due arti?

Diciamo che è veramente arrivata improvvisamente questa mia passione per la musica, tutto è cominciato con un mangiacassette con cui a sei anni mi esercitavo a canticchiare canzoni per bambini, aggiungendo un po’ di iperattività che non mi faceva stare fermo, e l’incoraggiamento dei miei genitori a fare della musica la mia vita. Ho iniziato ballando, per poi avvicinarmi in seguito al mondo del canto, e credo ci sia una coesione meravigliosa tra queste due discipline, entrambe comunicano molto personalmente, ed insieme creano il vero spettacolo.

Nel 2014 hai partecipato ad X Factor, qual è il ricordo più bello di quell’esperienza? E quale il più brutto?

Tra i ricordi più belli di questa esperienza c’è sicuramente l’aver conosciuto artisti internazionali, come Ed Sheeran o gli One Republic, addirittura Chris Martin dei Coldplay, è stata un’emozione incredibile soprattutto averci potuto parlare e ricevere consigli. Non ho ricordi brutti di X Factor, semplicemente data la situazione di “reclusione” nel soft per qualche mese, ogni tanto sentivo la difficoltà di non poter vivere il mondo esterno, tra qui la mia famiglia ed i miei amici, ma devo dire che nonostante tutto n’è valsa la pena!

Per un anno e mezzo circa sei stato il cantante dei Dear Jack, che cosa ti ha lasciato quell’avventura? Come mai la scelta di lasciare il gruppo?

Con i Dear Jack ho vissuto davvero tante cose, quasi troppe per ricordarmele tutte. Sicuramente le cose più belle per me sono state la quotidianità, il vivere insieme ed affrontare giorno per giorno nuove esperienze. Come molti amori che si rispettano, può capitare anche di sentire il bisogno di vivere altre cose, che spesso non sono di interesse comune, e quindi per il bene di tutti ci si allontana. Devo dire però che siamo rimasti in ottimi rapporti, credo ci si voglia ancora un gran bene reciprocamente.

Lo scorso anno sei stato nel cast del musical “Priscilla la regina del deserto”. Puoi raccontarci qualcosa?

Ho avuto la fantastica opportunità di far parte di questo musical a dir poco strabiliante. Ho interpretato il ruolo di Miss Understanding, colei che praticamente apriva la serata, e devo dire che cimentarsi in una “Drag Queen” è stata un’esperienza che mi ha dato tanto, ho potuto esplorare nuove prospettive e mi ha decisamente aperto la mente. Ogni replica era come la prima, Priscilla è un musical che non finisce mai di stupirti.

“Casa nostra” è il tuo ultimo singolo, qual è la sua genesi?

Sentivo il bisogno di scrivere del mio passato, soprattutto della mia adozione. Volevo esprimere tutta la gratitudine che provo per aver vissuto un viaggio del genere, la canzone è nata in modo spontaneo senza pensarci troppo. Dopo averla scritta l’ho fatta ascoltare a Fabio Serri, a cui è piaciuta davvero, tanto da decidere di produrla personalmente. Da lì è stato un lavoro costante fino al risultato uscito negli ultimi giorni, di cui sono molto contento.

Progetti per il futuro?

Cerco di non proiettarmi troppo sul futuro, credo ci sia il rischio di perdersi ciò che si sta raccogliendo nel presente. Dico sempre di avere grandi ambizioni, fare la differenza a livello musicale per esempio, ma nel mentre continuo a crescere ed imparare per arrivare il più preparato possibile a qualsiasi cosa mi si presenterà davanti. Resto molto ottimista e propositivo.

Cos’è per te… (citando il nostro sito) …”uno spettacolo nel cassetto”?

Bella domanda! Ce ne sono tanti dentro la mia testa onestamente, esistono così tanti luoghi in cui vorrei esibirmi, ma al di là di questo, credo mi piacerebbe tanto poter mettere in scena uno spettacolo vario, fatto di tante persone e di tante culture, in cui si balla e si canta, ma soprattutto si celebra la musica e le sue diversità.

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