Rue Savage: “”Chorals” riflette la grande varietà dei miei ascolti e delle mie passioni musicali”

Oggi andiamo alla scoperta di Rue Savage, producer bolognese. “Chorals” è il suo primo album uscito per Anuman Records.

Rue Savage, come mai questo nome d’arte?

E’ il nome francese di una pianta, la Ruta Siriana, che viene usata per preparare una bevanda sciamanica. Come la musica ha effetti psichedelici ed espande la coscienza.
In più mi piaceva il gioco di parole, dato che si può leggere come Via Selvaggia, ovvero il cercare la propria strada nel mondo, senza per forza adeguarsi ai percorsi più comuni.

Sei un producer, come ti sei avvicinato alla musica?


La musica fa parte della mia vita da sempre, sono un ascoltatore compulsivo, di qualsiasi cosa e di qualsiasi genere. Da piccolo ho suonato per anni il clarinetto, poi la chitarra e infine il basso, che è stato il mio strumento principale per quasi 20 anni. Ho suonato in un sacco di band underground, come bassista e per un po’ anche alla batteria.
Parallelamente ho sempre studiato produzione e mixing in digitale, ho fatto un corso negli studi Fonoprint di Bologna, e quando è esploso il mio amore per l’elettronica ho capito che era giusto il momento di abbandonare i live e le sale prova per dedicarmi solo alla produzione in studio.

“Chorals” è il tuo primo disco, puoi raccontarci il suo filo conduttore? 


Volevo che il disco riflettesse la grande varietà dei miei ascolti e delle mie passioni musicali, per questo ho scelto tante voci differenti e ogni brano si sviluppa in modo autonomo. Il disco attraversa tanti generi musicali, dal trip hop all’indie fino a un elettronica più aggressiva con richiami big beat, ma penso rimanga la vena soul e r’n’b, soprattutto nelle voci, a fare da filo conduttore.
Questo disco è sicuramente il progetto più Pop che ho fatto finora, anche se richiama molto più il pop inglese e americano, che non quello italiano.



Con chi ti piacerebbe collaborare?


Ah sono tantissimi! Uno dei produttori che ammiro di più al momento è Dardust, che riesce a unire un ottimo lavoro di produzione per altri artisti di successo, e un progetto personale assolutamente originale e innovativo. Con i cantanti, mi infatuo delle voci. In Italia mi piace molto Margherita Vicario, per lo stile fresco e il fatto che riesce a trattare temi interessanti con uno stile personale e tantissima ironia.
Ma più di tutto mi piace collaborare con artisti nuovi, in cui posso mettermi “dietro le quinte” e occuparmi della produzione. Ragazzi giovani che abbiano talento, molta determinazione e il desiderio di creare musica sempre più bella.

Cos’è per te… “uno spettacolo nel cassetto”?

Portare al mia musica a moltissima gente, grazie all’aiuto di tante persone ed amici unite dalla stessa passione!

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