Luca Orsini: “A Natale uscirà un video-live col coro diretto da Roberta Verde”

Luca Orsini, oggi andiamo alla scoperta del cantautore ascolano. “L’ordine delle cose gambere” è il titolo del suo ep. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e ci ha raccontato alcune curiosità legate alla sua carriera.

Puoi raccontarci brevemente la tua carriera artistica?

Ho iniziato durante la prima metà degli anni Novanta. Come bassista/cantante militavo nelle prime band di punk rock, proponendo pezzi propri, ed esibendomi nei rarissimi locali che la provincia marchigiana o abruzzese concedeva alla musica dal vivo. Le fortunate vicende della vita hanno allargato poi i miei orizzonti, facendomi innamorare prima del delta blues, poi di tanti gruppi di nicchia del beat e del prog italiano, spacciati gratuitamente dal grande Emilio, che possedeva tantissimi vinili e registrava musicassette adoperandosi per farne conoscere il contenuto a noi ragazzetti. All’università ho conosciuto il cantautorato nazionale e internazionale ed ho collaborato con musicisti di estrazioni diversissime: dalla musica bandistica al jazz, dall’elettronica alla musica classica, rimanendo sempre fondamentalmente rock, ma sperimentando addirittura la dodecafonia, nel realizzare un’opera di Kandinskij con l’Accademia delle Belle Arti. Seguono gli anni garage punk in Inghilterra, il ritorno in Italia coi Coniugi Orsini, l’impegno nel sociale e l’uso del vettore musicale come elemento terapico e comunicativo. Nel 2018 ho vinto il MEI grazie a un EP uscito per l’etichetta indipendente ascolana Marche di Fabbrica, e oggi sto dedicandomi a nuovi brani, con Davide Grotta e Francesco Arcuri, due “giganti” che rendono più belle le mie canzoni. In contemporanea collaboro con la grande Roberta Verde, autrice cantante e didatta capitolina, e il suo laboratorio di canto popolare. Queste ultime sinergie hanno fatto bene alla mia musica, oltre che alla mia autostima. 

“L’ordine delle cose gambere” è il titolo dell’ep, come hai fatto questa scelta? Qual è il filo conduttore?

I brani sono stati scelti tra quelli più ascoltabili, perché sarebbero serviti a Il Piccio – il mio manager – per lavorare al booking della band. Posso dire che il filo conduttore concettuale del lavoro sia stato quello della liberazione. In realtà non mi riferivo tanto al gambero, quanto al paguro, che abita in una vecchia conchiglia, ma se ne libera appena inizia a stargli stretta.

Quanto sei legato alla tua terra, le Marche? 

La sofferenza legata alla chiusura mentale tipica dei miei luoghi è stata in parte sublimata nell’arte. 

Il tuo idolo?

Ne ho vari e ne cito due per rendere l’idea di quanto siano differenti: Enzo Jannacci e Frank Zappa.

Il 29 settembre ti sei esibito sul palco del MEI, l’emozione di quella sera? 

Imbarazzo, soddisfazione, e amore per amici e amiche marchigian* che mi hanno raggiunto a Faenza, per vedere otto minuti della mia esibizione.

Hai incontrato Bennato, The Zen Circus ecc… ti hanno dato dei consigli?

Li ho incontrati ma sono schizzati via come anguille dopo il loro show. 

Progetti in cantiere?

A Natale uscirà un video-live col coro diretto da Roberta Verde. Si tratta di un pezzo di ispirazione religiosa, quindi Il Piccio ha deciso che debba uscire durante la santa notte.

Cos’è per te… (citando il nostro sito) …”uno spettacolo nel cassetto”?

Potrebbe trattarsi di uno spettacolo che potrei aver scritto su un foglio A4 riciclato, con dietro i segni di una prova di stampa, non ancora finito e lasciato in fondo al cassetto a sprofondare in un oblio temporaneo. Poi magari dopo tre anni esce fuori e se ne parla un po’ e risulta efficace e torna alla vita sul palco. Oppure uno show per lillipuziani. 

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