Oliver: “La lingua che sento più mia è l’inglese. Sogno un live da New York City”

Oliver Alessandro Kaufmann Nalin, in arte Oliver è un giovane artista classe 2000 il quale ha trascorso i primi anni della sua vita in Germania, a Colonia, per poi trasferirsi a Verona. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e ci ha raccontato tante interessanti novità.

Com’è sbocciata in te la passione per la musica?

Da quando sono andato alla mia prima lezione di pianoforte, poco prima dei 6 anni, e mi sono innamorato dello strumento e della musica. Un paio di anni dopo ho iniziato a cantare… da lì è venuto tutto il resto. 

Canti in italiano ed in inglese, ma in passato anche in tedesco, qual è la lingua che senti più “tua”? 

Probabilmente l’inglese, ho sempre parlato e studiato in questa lingua dalla scuola materna in poi. Sogno in inglese e la maggior parte delle volte penso in inglese. Tuttavia, da quando mi sono trasferito dalla Germania in Italia nel 2012, tra l’altro proprio per il mio dodicesimo compleanno, ho iniziato ad amare anche scrivere e cantare in italiano, una nuova passione…

Il testo “Paura di crescere” lo sento molto mio ed è uno dei miei preferiti tra tutti quelli che ho scritto sinora, indipendentemente da quale lingua. Italiano ed inglese sono, comunque, le lingue con cui riesco a trasmettere la mia creatività e le mie passioni, il tedesco fa parte della mia parte più razionale ad oggi. 

Il tuo primo singolo di quest’anno è stato “It’s only words”, puoi raccontarci questa canzone?

“It’s only words” è una delle prime canzoni che ho composto, la prima traccia la scrissi a 12 anni. E’ un brano che parla d’amore e a cui tengo di più perché legato ad un momento difficile della mia vita in cui assieme a mia madre pianificavamo il nostro trasloco in Italia, a Verona. Avevo bisogno di comunicare sentimenti inespressi e desiderio d’amore.

Ricordo che quando la cantavo agli amici, erano tutti sorpresi di quanto fosse orecchiabile il ritornello. Dopo un paio di volte che l’avevano sentita la cantavano con me. Ovviamente poi con gli anni l’ho modificata ma il succo è rimasto quello. Parla di quando ti manca una persona ma ormai non siete più fatti per stare insieme e pur sapendo questa cosa ci stai male. 

“Paura di crescere” com’è nata? Quale messaggio vuoi lanciare con questo brano?

“Paura di crescere” l’ho scritta l’anno scorso dalla mia finestra del nostro appartamento al mare. Era un’estate complessa perché da settembre avrei cambiato completamente vita. Avevo appena finito le superiori e quindi stavo per trasferirmi di nuovo, questa volta a Milano, lasciando gli amici della mia adolescenza a cui ero e sono molto legato, e non sarei più stato così vicino alla mia famiglia: mia madre e mia nonna materna. Un nuovo cambiamento nella mia vita, dunque, da affrontare con coraggio. 

Il messaggio che voglio lanciare nel brano è che si cresce in fretta e bisogna godersi ogni momento ma anche prepararsi ad affrontare situazioni che ti fanno sentire improvvisamente che sei adulto e sei tu che ora le devi gestire. Molti miei coetanei fanno fatica ad esprimere i propri sentimenti ed emozioni e invece questo pezzo incoraggia le persone a superare questo disagio giovanile e non avere paura di esprimersi. 

C’è un artista al quale ti ispiri?

Ascolto molti generi diversi quindi non c’è proprio solo un artista a cui io mi ispiri. Adoro Calcutta e anche se è il suo pezzo più conosciuto “Cosa mi manchi a fare” è uno dei miei pezzi preferiti, mi piacciono moltissimo anche Tyler the Creator, Frank Ocean, Rex Orange County e Giveon oppure i classici come i Beatles e Michael Jackson e i grandi classici come Lucio Dalla o Francesco de Gregori.

Progetti in cantiere?

Sono molto ispirato ultimamente e, quindi, sto producendo e scrivendo tanto sia in italiano che in inglese. Il mio obiettivo è uscire con il mio primo album nel 2021. 

Poi per progetti più immediati il 21 dicembre farò un concerto online in diretta da Verona che potete tutti seguire. Al momento sto partecipando come ospite per interviste sul mio brano e la mia musica. Altri eventi sono in programmazione ma molto dipenderà da cosa accadrà nell’emergenza Covid.

Cos’è per te… (citando il nostro sito) …”uno spettacolo nel cassetto”?

Bellissima domanda. Probabilmente il mio spettacolo nel cassetto sarebbe un live da New York City la mia città preferita in assoluto e anche dove vorrei vivere in futuro. Niente di  esagerato con effetti speciali o luci, semplicemente io, Oliver, con una band e gli artisti che ho menzionato di sopra che facciamo una jam session a Central Park.

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