Innocente: “Il filo conduttore dell’album “IOSONO” è la mia persona”

Oggi andiamo a scoprire un giovane cantautore salentino, Giorgio Innocente, in arte Innocente. Il 27 novembre uscirà il suo album “IOSONO”. Il singolo è “Un Raggio a Strapiombo”.

Il primo strumento che hai suonato è il pianoforte, come mai proprio questo?

In realtà, come per gran parte dei bambini, a otto anni decisi di studiare un altro strumento, la chitarra. Ma non l’ho mai effettivamente presa in mano. Mio padre mi fece notare il pianoforte. Da allora iniziai a ricercarlo e distinguerlo nel mezzo del marasma di una canzone. Mi affascinava la sua eleganza sonora nonostante avesse un aspetto così prorompente. A nove anni iniziai a studiarlo e da allora non l’ho mai abbandonato. Raro per me ricordare una esibizione senza essere seduto ad un pianoforte. Credo caratterizzi la mia figura, una sorta di ombra.

Puoi raccontarci brevemente il tuo percorso artistico?

Come detto a nove anni ci fu il primo approccio allo strumento, a 13 continuai gli studi classici in conservatorio. L’interesse per il pianoforte si intrecciò ben presto a quello per il canto e così intrapresi il percorso dello studio delle tecniche vocali. In realtà sentivo di possedere una discreta capacità vocale e che la difficoltà risiedeva soprattutto nel diventare un discreto pianista.

All’età di 17 anni scoprii il mondo del jazz, ne rimasi affascinato e tuttora continua ad essere un elemento portante della mia quotidianità oltreché formazione. Già a 13 anni, comunque, sostenevo concerti dal vivo e diverse collaborazioni. Il vero cambiamento giunse a quasi 24 anni quando iniziai a scoprire una certa propensione per la scrittura. Fantasticavo su come potesse essere iniziare con un foglio ed una penna ed arrivare ad un prodotto finito. Devo dire che questo mi portò a sostenere delle scelte radicali come quella di accantonare qualsiasi progetto, magari già avviato, che non fosse “originale”: non volevo più togliere spazio ai cantautori, a coloro i quali cercavano di emergere esclusivamente con le proprie idee. Più semplicemente volevo diventare uno di loro. Ora ho 29 anni, continuo la mia formazione musicale ed artistica studiando ed assimilando tutto ciò che mi circonda.

Qual è il tuo brano al quale ti senti più legato?

Non credo di averne uno, tutti raccontano una loro storia e mi proiettano in un particolare momento di vita, in uno stralcio di quotidianità che fa riaffiorare dei ricordi. Se però dovessi necessariamente sceglierne uno forse penserei a “Lacrime di greggio”. È un brano che ho voluto fortemente nel mio album per più motivi. Ad esempio per la sua tematica di denuncia a sfondo “ambientale”, argomento che espleto nella quotidianità con il ruolo di “attivista” ambientale. O forse, più semplicemente, perché è stato uno dei primi brani che ho composto e che sancisce inconsciamente l’inizio di un qualcosa. O magari per la sua struttura poco convenzionale e per la presenza di qualche strofa recitata più che cantata. Insomma, secondo me è tanto bello quanto interessante e dal 27 Novembre potrete darmi ragione o smentirmi!

“Un Raggio a Strapiombo”, com’è nata questa canzone? Qual è il messaggio che vuoi lanciare?

“La scelta stessa è poi una violenza”. Nasce da questa frase e da una riflessione sulle scelte. La vita ci mette davanti a delle scelte, che spesso inducono a violenza interiore. Scegliere è sempre difficile, qualsiasi sia l’argomento.

In realtà il brano analizza anche il concetto di “somiglianza” tra soggetti, magari in un rapporto (non necessariamente d’amore). La domanda che fa eco in tutto il brano, seppur non esplicita è: “essere simili equivale ad essere invincibili?”. In alcuni casi, paradossalmente, le differenze possono rappresentare il collante che “due poli uguali” non possono garantire. Siamo proprio sicuri che la somiglianza sia sinonimo di lungimiranza?

“IOSONO” è il tuo nuovo album, qual è il filo conduttore?

Come suggerisce il titolo dell’album, il filo conduttore è essenzialmente la mia persona. È il mio primo disco e quindi mi sembrava giusto presentarmi, inserire tutti i brani più rappresentativi, che raccontassero la mia persona, i miei dubbi, le mie domande senza risposta (che diciamolo solo numericamente impressionanti) o anche solo dei frammenti della mia quotidianità. Io sono un po’ tutto ciò che ascolterete in “IOSONO”.

Con chi sogni di duettare?

In un’altra epoca ed attraverso le mie fantasie più ardite avrei voluto farlo con Luigi Tenco. Un patto, per dirla alla Sergio Caputo, di “malinconia latente nei momenti più felici”. Mi piacerebbe scrivere un brano insieme a Antonio Dimartino e perché no cantarlo insieme! Lo ritengo un grande artista.

Cos’è per te… (citando il nostro sito)… “uno spettacolo nel cassetto”?

Leggere “uno spettacolo nel cassetto” mi fa uscire un gran sorriso e mi fa venire in mente la “grossa scatola” che Gigi Proietti portava in scena nei suoi spettacoli con all’interno i suoi cavalli di battaglia. A poco dalla sua scomparsa mi sembra doveroso ricordarlo. Uno “spettacolo nel cassetto” per me è essenzialmente “tutto ciò che abbiamo ancora da dire”.

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