Roberta Palopoli: “Il mio secondo romanzo va letto con ironia, salendo un gradino”

Roberta Paolopoli è una psicologa e scrittrice che vive e lavora a Roma. Il suo primo romanzo è “Mater dolcissima”, ora è uscito “Tre per una. I crimini di Stuart Newell” è il suo secondo scritto edito da Castelvecchi.

Com’è nata la tua passione per la scrittura?

Il fatto di scrivere non è stata una passione, più una casualità che poi mi ha preso man mano che inventavo storie. Ho pubblicato due romanzi, ognuno scaturito dall’osservazione di comportamenti, stranezze, gusti della gente.

Un aneddoto legato alla tua carriera da scrittrice…

Mi è capitato, più di una volta che i lettori abbiano “aggiustato” le storie secondo la loro logica, perché qualcosa non “tornava”. Uno mi disse “Vabbè ma che finale è, lui dovrebbe fare altro e poi scusa non ha senso quel comportamento” dimostrandomi di non aver colto minimamente lo spirito della narrazione. Il famoso “gradino da salire” …non è da tutti lasciarsi andare e vivere un romanzo come un viaggio altrove.

Qual è lo/a scrittore/scrittrice che più ammiri?

Tra gli scrittori italiani mi piace molto Nicola Lagioia, non soltanto per le sue capacità narrative, ma per la profondità e la schiettezza che usa nel comunicare. Apprezzo Joel Dicker e anche Maurizio De Giovanni. In passato ho letto tutto Dostoevskij, Flaubert, Schnitzler, ma li considero inimitabili da parte di qualsiasi narratore contemporaneo.

“Tre per una. I crimini di Stuart Newell” com’è nato questo romanzo? Da che cosa hai tratto ispirazione?

Ho usato la mia immaginazione, ho creato un personaggio particolare, folle e determinato allo stesso tempo, allegro e poco paziente. Un personaggio vincente nonostante i turbamenti. Anche stavolta, ho condito la storia di eventi verosimili, quotidiani; gli altri personaggi sono figure a momenti meschine, che ognuno di noi può incontrare nel quotidiano, persone che galleggiano e tirano fuori le loro reali identità quando si trovano in una situazione disperata.

Stuart uccide senza un vero motivo… che cosa scatta nella mente di un criminale per compiere determinati gesti?

In realtà il motivo inconscio per uccidere, Stuart ce l’ha: gli abusi emotivi subiti durante l’infanzia. Come molti killer o persone violente. Gli psicopatici non hanno sensi di colpa, hanno spesso storie di violenza familiare o degrado di qualche tipo, solitudine, tutti ingredienti che accoppiati ad una personalità fragile e incline alla rabbia portano a reazioni e costruzione di realtà alterate.

Qual è la morale di questo tuo scritto?

Il mio scritto ha poca morale… a parte gli scherzi, la morale, per me, è che anche un personaggio folle può agire con logica. Può amare con tutto il cuore. Lui, in fondo, si ribella a un mondo che lo ha vessato, vuole “mettere a posto” alcuni tasselli ingiusti che non lo lasciano riposare, e deve farla franca, a mio avviso. Questa storia nasce così, priva di giustizia in senso assoluto, ma con grande onestà, in senso personale. Di Stuart. Va letta con ironia, salendo un gradino.

Cos’è per te… (citando il nostro sito) …”uno spettacolo nel cassetto”?

Per me il migliore “spettacolo nel cassetto” è la capacità di stupirsi, di guardare fuori, e di riconoscere la meraviglia che ancora ci circonda, libri compresi, nonostante il periodo.

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