Costa: “David Di Donatello? Che emozione sentire il proprio nome! Vi racconto “Antipodi”…”

Oggi con grande onore abbiamo intervistato, Stefano Costantini, in arte Costa, musicista e autore degli STAG. Al debutto da solista il suo singolo è “Antipodi”. Ci ha raccontato della serata della nomination ai David Di Donatello, della splendida apertura del concerto di Elisa all’Arena di Verona e di tante altre curiosità.

Fai parte degli STAG, com’è nata questa band? Quanto sei legato ad essa?

Ho conosciuto Marco Guazzone nel 2010 e lui era già leader della band. Mi ha chiesto di prendere parte ad un brano degli STAG in cui lui avrebbe voluto l’intervento di una tromba. Da quel momento è però nata una complicità artistica immediata e dopo poco, avendo visto la mia capacità di suonare diversi strumenti oltre alla tromba, mi ha chiesto di entrare nella band in pianta stabile, come elemento jolly del gruppo.

A loro devo tantissimo, sia a livello artistico che affettivo, ed è solo grazie a loro che ho capito quanto la mia strada si sarebbe diretta più verso la musica originale che verso la musica classica (cosa di cui ero fermamente convinto fino a quell’incontro). Per questo motivo me li porterò dentro (e magari anche sul palco) in ogni mio passo futuro.

Hai aperto i concerti di diversi grandi artisti, qual è quello che custodisci gelosamente nel cuore? Perchè?

Sicuramente l’apertura del concerto di Elisa all’Arena di Verona è stata l’apertura più potente di tutte. Eravamo tutti e quattro (cosa che nelle aperture non è affatto scontata), c’era uno dei posti più belli in cui poter suonare dal vivo in Italia e soprattutto c’erano 12.000 persone ad ascoltarci e, alcune, a cantare le nostre canzoni. Quel tipo di emozione è esattamente la stessa che mi spinge a voler fare della musica la mia vita.

Nel 2017 sei stato in nomination come coautore con “the Place” ai David Di Donatello… che emozione hai vissuto?

È stata una giornata davvero incredibile. A partire dal ricevimento dal Presidente della Repubblica fino ad arrivare alla premiazione. Essere lì, con tutti i più grandi del cinema italiano e non (visto che quella sera c’era anche Steven Spielberg), condividere quel fermento con gli altri Stag, e sentire il proprio nome al momento delle nomination è un momento che non scorderò mai. Eravamo davvero orgogliosi di quello che stavamo facendo e alla fine di vincere neanche ci importava. La ricordo come una delle serate più divertenti della mia vita.

“Antipodi” è il tuo debutto da solista, come mai questa scelta? Che cosa vuoi trasmettere con questo brano a chi ti ascolta?

Dopo anni in cui tutto quello che scrivevo era pensato solo ed esclusivamente per la mia band ho cominciato a sentire che le parole e le melodie che venivano fuori diventavano sempre più personali e sempre più vicine alle mie capacità espressive, così alla fine ho capito che l’unico modo per far arrivare quelle canzoni alle persone era cantarle io stesso.

Per prendere una decisione concreta mi ci è voluto però molto tempo, e “Antipodi” parla proprio di quel momento in cui ho capito che era arrivato il momento di piantare un seme tutto mio per poter creare un percorso che mi rappresentasse al 100%. Spero che chi ascolta il brano possa condividere e entrare nel messaggio del pezzo, che fondamentalmente è racchiuso nel ritornello. Se tutti perseguiamo l’unicità della nostra strada allora in cima ci sarò spazio per tutti.

Progetti futuri?

Dopo questo mio primo singolo voglio senza dubbio cominciare a suonare e portare dal vivo i miei pezzi, che è certamente la cosa che mi riesce di più (non appena sarà possibile per tutti tornare a farlo ovviamente).

A livello discografico, almeno nell’immediato futuro, voglio far uscire un lavoro più completo, che sarà probabilmente un EP, quindi ci risentiremo presto.

Cos’è per te… (citando il nostro sito) … “uno spettacolo nel cassetto”?

La capacità di raccogliere tutte le esperienze che vivo, tutti i profumi che respiro e tutti le voci che ascolto per metterle da parte, nel mio cassetto della memoria, perché siano sempre a portata di mano. Così da poter creare ogni giorno uno spettacolo sempre diverso, attingendo da un un cassetto senza fine.

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