Muni: “”Non chiamateci eroi” è dedicata a tutti gli operatori sanitari, vorrei che ci fosse rispetto nei nostri confronti”

Siete sempre curiosi di scoprire nuovi artisti? Oggi è il turno di Muni il quale ci ha raccontato com’è nata la sua passione per la musica, il suo nuovo singolo “Non chiamateci eroi” e non solo…

Muni, come hai scelto questo nome?

Quando ho sciolto la mia prima band, i Random Spark, volevo avviare un progetto solista, e dopo averci pensato qualche settimana “Muni” è stata la scelta più ovvia: è l’abbreviazione del mio cognome, mi chiamano così fin da ragazzo. 

Con la successiva formazione ci facevamo chiamare Muni & the Band. Negli anni abbiamo cercato di trovare un nome originale senza successo, e a luglio dello scorso anno ci siamo sciolti. Da notare che Doc, il chitarrista, ancora nel 2018 aveva proposto di chiamarci 

“Muni e gli Immuni”: non ho mai accettato perché non mi suonava bene,ma col senno di poi sarebbe stato geniale.

Puoi raccontarci com’è sbocciata la tua passione per la musica?

Ho iniziato in prima superiore con il rap, improvvisavo qualche rima a caso giusto per farci quattro risate coi compagni. Son sempre stato molto bravo in italiano, mi ha aiutato molto questa cosa (al contrario dell’inglese, dove rasentavo la sufficienza). 

Poi una sera al karaoke volevo dedicare la canzone “Romeo And Juliet” dei Dire Straits ad una ragazza, ma conoscevo quel pezzo solo perché la sentivo in radio: a legger le parole ho fatto una figuraccia! Allora mi ci son messo d’impegno, l’ho imparata a memoria e due settimane dopo l’ho rifatta perfetta! Lei si è messa con me, i ragazzi mi facevano i complimenti… è stato così bello che non ho più smesso.

“Non chiamateci eroi” è il tuo nuovo singolo, com’è sorta questa idea?

Lavoro in una casa di riposo, a marzo son risultato positivo al Covid e mi hanno messo in quarantena. Ho visto l’opinione pubblica che ci aveva sempre ignorato chiamarci eroi e poi dopo poco insultarci come fossimo stati gli untori, e in uno sfogo ho messo la mia rabbia e la mia frustrazione nero su bianco. 

Che cosa vuoi trasmettere ai tuoi ascoltatori?

Volevo fargli capire il nostro punto di vista, quello che solo chi è un “addetto ai lavori” può capire. La canzone è dedicata a TUTTI gli operatori sanitari che si sono fatti in quattro per superare questa pandemia (soprattutto medici, infermieri e OSS), vorrei la gente capisse che se per loro è stato difficile restare bloccati in casa, per noi in prima linea è stato molto peggio. 

Un tuo sogno…

Vorrei che una buona volta ci fosse rispetto per noi che lavoriamo in ambito sanitario. Non lo facciamo per essere chiamati eroi, ma diamo l’anima e non è giusto sentirci dire mostri, untori o terroristi mediatici. Al di là della pandemia che sicuramente non ha aiutato, era un lavoro duro prima e lo sarà ancora quando tutto finirà. Chi vuole commentare per insultarci eviti di farlo e ci lasci lavorare. A tutti gli altri, grazie.

Cos’è per te… (citando il nostro sito) …”uno spettacolo nel cassetto”?

Per me “lo spettacolo nel cassetto” è una realtà che mi ha fatto scoprire tanti artisti emergenti molto interessanti, artisti che attraverso questo sito ricevono la visibilità che meritano, in tutti i vari ambiti: la musica così come il cinema, il teatro, i libri.

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