MustRow: “Suonare al concerto del Primo Maggio, un sogno realizzato. La mia musica a tratti è rabbiosa”

Oggi abbiamo avuto il piacere di intervistare Fabio Garzia, in arte MustRow il quale ci ha raccontato del suo sogno realizzato, del suo primo disco in italiano e di tantissime altre interessanti cose.

“MustRow”, come mai questo nome d’arte?

Il mio soprannome per gli amici è da tanto tempo “Mastro”: me lo dette un mio ex allievo di chitarra che scherzosamente mi chiamava così, sia perchè ero il suo maestro di chitarra, che per prendermi in giro a causa del mio caratteraccio. Sai quello che ha sempre la risposta a modi “sentenza” (altro mio soprannome) e che pensa di aver sempre ragione? Ecco io ero così, spero di essere cambiato… Quando scrissi il primo album in inglese volli comunque mantenere il mio soprannome come nome d’arte e la mia migliore amica, che è di origini americane, mi disse: “Ma perchè non ti chiami MustRow? Calcola che la pronuncia è uguale”. Mi piacque subito e da lì MustRow… me lo sono scelto pure difficile, perchè ai concerti nessuno capisce mai come si scrive, dovrò iniziare ad andare in giro con un bel cartellone.

Hai collaborato con grandissimi artisti come Elisa, Noemi e Marracash, qual è il ricordo che hai nel cuore?

È molto recente, ho sempre sognato di suonare al concerto del Primo Maggio e quest’anno Noemi mi chiama e mi dice: “ti andrebbe di suonare con me al concertone?”. 

Non me lo sono fatto ripetere due volte, ho preso la chitarra che mi ha lasciato mio padre e l’ho portata sul più bel palco che si possa calcare nella vita di un musicista italiano, lui ne sarebbe stato molto felice.

Finora qual è la collaborazione che ti ha dato più soddisfazione?

Sicuramente suonare insieme a L’Avvocato dei Santi, un artista che stimo molto. Da quando suoniamo insieme abbiamo legato molto e continuiamo a farci forza nel percorso che condividiamo, fare la nostra musica senza compromessi.

“Un volontario dal pubblico” è il tuo primo disco in italiano, com’è cresciuto in te questo bisogno di pubblicare qualcosa di solo tuo?

Questo disco è nato dal desiderio di comunicare un messaggio diverso da quello che va per la maggiore, volevo parlare di cose che possiamo respirare ogni giorno della nostra vita. Molto spesso nella nostra discografia ci si focalizza solo sul tema dell’amore, non che sia un male, ma sono tante altre le cose nella vita che ci danno emozioni, può trattarsi di cose che ci fanno soffrire con noi stessi o di comportamenti degli altri che non vorremmo mai dover accettare. Come dico spesso la mia musica è “alternativa a tratti rabbiosa” in questo disco c’è tutto questo, ma anche il togliersi ogni maschera per guardarsi allo specchio e ammettere chi siamo davvero senza paure, non ci sono sovrastrutture. Musicalmente ho voluto creare un mondo che non è facile trovare in radio o nelle playlist, un sound che fa parte di una cultura che fa fatica ad emergere ma esiste e cresce, si racconta, cambia le regole. Ho sperimentato tanto e cercato una mia identità musicale e cantautoriale.

Lo scorso anno è uscito “Sugar Baby”, come mai hai deciso di lanciare il tuo primo cd da solista in lingua inglese?

L’inglese ha sempre rappresentato la mia “Comfort Zone”: cantare in inglese mi permetteva di essere a mio agio con la mia voce, non dovevo preoccuparmi che si capisse realmente ciò che dicevo. Inoltre, essendo un grande appassionato di Blues e Rock, il mio desiderio era fare un album che riflettesse al 100% la musica che amo di più.

Dopo ‘Sugar Baby’ avevo più consapevolezza di cosa volevo fare e avevo imparato tante altre cose sulla produzione, lo avevo fatto anche per altri quindi avevo tutte le armi pronte per una forte evoluzione del mio percorso. La differenza con “Sugar Baby” non è solo nella lingua: c’è una forte produzione e una grande ricerca sonora, non è un disco che puoi associare ad un genere definito nell’ambiente alternativo o cantautoriale italiano, è fatto di contrasti sonori e crossover di genere. Sono veramente entusiasta del risultato.

Il tuo primo incontro con Mirkoeilcane… Che cosa ti ha colpito di lui?

Io e Mirko ci conosciamo ormai da molti anni, abbiamo condiviso tantissime cose personali e lavorative. Entrambi siamo cresciuti col pallino della chitarra. Lo incontrai la prima volta ai provini per l’orchestra Giovanile Roma Electric Orchestra (Vittorio Nocenzi/Banco del mutuo soccorso). Ascoltai il suo provino e io ero subito dopo di lui, quando uscì dalla porta facemmo quattro chiacchiere e da lì non abbiamo più smesso, abbiamo scritto canzoni insieme mentre ci sbronzavamo nei vicoli di Trastevere, suonato in varie band, si può dire che siamo cresciuti insieme nel mondo musicale. Anche ora che abbiamo due percorsi separati rimaniamo legati da una forte amicizia. Quando ho prodotto “Un Volontario dal Pubblico” volevo che il tema iniziale fosse fischiato, ma io non so fischiare allora ho chiamato Mirko e gli ho detto: “Mì, te che sei un eccellente fischiatore de Garbatella, mi faresti l’onore di registrare il tema della canzone?” Ho ancora i video che mi ha mandato mentre lo registrava, sono molto divertenti, credo li pubblicherò presto.

Progetti in cantiere?

Per adesso c’è la promozione del disco, voglio farlo sentire il più possibile e – Covid permettendo – suonarlo a tutto volume con la mia band. Stiamo organizzando la release per gennaio 2021 ma ci saranno altre occasioni di sentirci prima, ti farò sicuramente sapere.

Cos’è per te… (citando il nostro sito) … “uno spettacolo nel cassetto”?

Uno spettacolo molto piccolo? In questo periodo storico sicuramente sarebbe un’ottima soluzione per rilanciare la musica dal vivo, facile, poco ingombrante e CovidFree.

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