I’M Erika: “Un’emozione enorme duettare con Ron. Franco Micalizzi mi dà sempre dei preziosi consigli”

Erika Croce, in arte I’M Erika è una cantautrice classe 1986. Ha già alle spalle 15 anni di esperienza tra concerti, eventi e festival. Nel 2013 ha duettato con Ron. Dal 2018 si è trasferita a Roma e lì sta continuando a perfezionare i suoi studi. Abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con lei che ci ha svelato delle interessanti curiosità.

Puoi raccontarci un po’ la tua passione per la musica ed il tuo percorso in questo mondo?

La musica ha sempre fatto parte della mia vita, sin da quando ero bambina, la mia mamma è una cantante, il mio papà ama la musica e nel tempo libero fa il DJ, mia nonna da giovane cantava e mio nonno suonava la fisarmonica. Io ho iniziato a cantare in pubblico a 18 anni, con un quartetto jazz, facendo serate nei locali, cantando ai matrimoni e alle feste, in giro per la Puglia, regione in cui sono nata.

Inizio da autodidatta, poi nel corso degli anni ho perfezionato i miei studi con insegnanti di varie tecniche vocali, e tutt’ora continuo. Non si finisce mai di imparare cose nuove.

Hai un idolo? Se sì che cosa ti ha catturata da lui?

Colei che mi ispira ogni singolo giorno è Amy Winehouse, della quale mi sono innamorata anni prima che diventasse famosa in Italia. Di lei amo ogni cosa, la sua voce, il suo aspetto, il suo look, le sue fragilità e la sua forza. Quando se n’è andata ha lasciato un vuoto dentro di me, non la conoscevo ma è come se invece l’avessi conosciuta nel profondo, non so spiegarlo.

Nel 2013 hai avuto il piacere di duettare con Ron, che emozione hai provato? 

Beh è stata un’emozione enorme, considerato anche che è stata una sorpresa. Quell’anno infatti ero ospite di una manifestazione, il “Comics x Africa” ed il mio compito era aprire la serata cantando un paio di brani.

Ron era tra gli ospiti, e mi aveva già ascoltata durante le prove.

Quando fu il suo momento sul palco, io ero seduta tra il pubblico ad ascoltarlo, lui si guardò in giro e disse: “Ma quella ragazza che ha cantato prima è ancora qui? Mi piacerebbe invitarla a cantare con me”.

Immaginate me in quel momento… ero imbarazzatissima, non me lo aspettavo, ma alla fine sono salita sul palco ed abbiamo improvvisato, chitarra e voce, il suo bellissimo brano, “Vorrei incontrarti fra cent’anni”… È stato davvero emozionante, cantare con un artista così importante, e persona così gentile…

“Living it up” è il tuo singolo d’esordio uscito il 31 luglio, com’è nato questo brano?

Questo brano nasceva come strumentale, Franco Micalizzi, colui che ha prodotto ed arrangiato il disco, me lo fece ascoltare e mi piacque subito. Il testo è stato scritto da Valentina Ducros, mia grande amica e meravigliosa cantante. Parla di quant’è bello spassarsela a suon di musica, divertirsi con lei. E poi ci sono vari omaggi nel testo ad alcuni dei più grandi jazzisti di tutti i tempi, come Count Basie, Ella Fitzgerald, Chet Baker, eccetera.

“Young and free” è il tuo ultimo singolo, il quale dà il nome all’album. Qual è il filo conduttore di questo disco?

Il filo conduttore è la buona musica, quella fatta col cuore. Infatti i brani sono tutti molto diversi tra loro, ed è stata una scelta voluta, per far capire a chi lo ascolta che sia a me che a Franco, piace tutta la musica, ogni genere è bello se fatto con gusto e armonia.

Il tuo primo incontro con Franco Micalizzi… ti ha dato dei consigli?

Io e Franco ci siamo conosciuti casualmente durante un evento privato a Roma, ci presentò proprio Valentina Ducros, e lui rimase ad ascoltarmi mentre cantavo. Mi disse poi in seguito che fu incantato dal mio modo di cantare e dalla mia voce… che onore ragazzi!

Ogni volta che lavoriamo, Franco cerca sempre di darmi dei consigli su come interpretare al meglio un brano, ed io cerco di mettere in pratica tutto ciò che mi dice, perché poi il risultato si sente!

Progetti per il futuro?

Tornare a cantare dal vivo al più presto, portare in giro questo mio disco, e perché no, inciderne un secondo l’anno prossimo magari!

Cos’è per te… (citando il nostro sito) …”uno spettacolo nel cassetto”?

Ti rispondo in maniera assolutamente personale: il mio spettacolo, quello musicale, lo custodisco nel cassetto fino a quando tutto sarà tornato alla normalità, quando il COVID sarà solo un lontano ricordo e finalmente tutti noi musicisti potremo tornare a portare la nostra musica in giro per il mondo, per sentire il calore del pubblico e continuare a fare il lavoro che amiamo.

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