Giostre, “GarageBand” è il loro nuovo singolo

Giostre nasce a Verona nel 2019 quando Jacopo Gobber, compositore e sound designer che ha collaborato con Disney Italia, Rainbow, Studio Bozzetto e Sequoyah Tiger, durante una lunga giornata noiosa è stato travolto dall’ignoranza del carnevale e delle giostre e ha pensato di unire al cantautorato disilluso la techno music. Il progetto inizia con Jacopo e Camillo Dal Forno, ex tastierista del collettivo artistico C+C=Maxigross e compositore per alcuni registi cinematografici, tra i quali Luca Guadagnino. Al duo si aggiungono il cantante anti-eroe Marco Danieli aka Pluto, e Silvio Rondelli aka Michael Knife, produttore synthwave e 3D artist che cura la parte grafica e i visual di Giostre. 

Il trio pubblica 3 singoli: “Seguimi”, “Buco nero” e “Piazza Italia” che incarnano l’idea di fondo del progetto di mescolare la musica da giostre (appunto), semplice e immediata, con il suo contrario: musica sperimentale nei suoni e negli incastri ritmici e armonici. Nel Febbraio 2020 Camillo Dal Forno abbandona la formazione per andare alle Galapagos a pulire i gusci delle tartarughe giganti. 

Il 16 Ottobre 2020 esce “GarageBand©”, singolo che anticipa il primo disco di Giostre, “Gettoni”, in uscita il 30 ottobre 2020.

““GarageBand©” è una canzone ironica e auto-ironica: prende in giro sia la stessa band che l’ha composta, sia il musicista medio – vuoto e narciso – di questa nuova ondata di indie-pop italiano. La traccia suona volutamente obsoleta e lo-fi a causa di quel piano di ghiaccio e quello stab organ che rimandano al synth vintage Korg M1. Il pezzo è interamente cantato con 3 voci all’unisono sullo stile di Beach Boys e Chipmunks. Il risultato è come se fosse un miscuglio di vecchie hit anni anni ’90 come “Freed from Desire” di Gala e “Children” di Robert Miles. 

Dice Giostre a riguardo: 

«La tua musica dovrebbe rivelare quello che sei e non il contrario (facendosi i selfie), perché “un albero buono non può fare frutti cattivi, né un albero cattivo far frutti buoni…dai loro frutti dunque li potrete riconoscere” (Matteo 18-20)».

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