PaloAlto: “Grazie alla musica, giorno dopo giorno, ho l’opportunità di conoscermi meglio”

Alessandro Spada, in arte PaloAlto è nato a Roma il 30 luglio 1995. Il suo percorso artistico è cominciato all’età di 14 anni, quando è entrato in una band rock. Negli anni successivi poi è passato alla consolle, suonando come resident DJ in diverse discoteche romane. Nel 2017 l’Università ha preso il sopravvento ed ha deciso così di relegare la musica al ruolo di hobby. Si è laureato in finanza e dopo un’esperienza lavorativa in banca, nel 2019, ha deciso di ritornare alla sua vecchia fiamma, la musica. Nasce così “PaloAlto”, come luogo dove poter esprimere se stesso e le sue emozioni. 

Questo nome nasce dalla città californiana Palo Alto, centro economico della Silicon Valley e simbolo di innovazione. Con esso Alessandro cerca di trovare un collegamento tra la sua vecchia vita, fatta di numeri ed economia, e questa nuova esperienza dove punta ad innovare e ad innovarsi.

Come mai hai lasciato il tuo lavoro in banca per dedicarti completamente alla musica?

A Milano non riuscivo a sentirmi vivo. Tra lo studio ed il lavoro avevo sacrificato molto tempo con il solo obiettivo di affermarmi da un punto di vista professionale, ma avevo messo da parte me stesso. Mi mancavano gli anni passati in motorino tra le vie di Roma, le notti insonni per una ragazza o per un amico; mi mancavano quelle giornate che iniziano senza la sveglia, mi mancava un po’ di irrazionalità. Troppa razionalità uccide completamente ogni sentimento. 

Ho quindi deciso di prendere un rischio, un grande rischio ma sto avendo l’opportunità, giorno dopo giorno, di conoscermi meglio e vedere cosa c’è dentro di me.

A quale artista ti ispiri? C’è un genere musicale in particolare che ami?

L’ispirazione viene sia dal mio background musicale, sono stato batterista di una band rock e Dj in alcune delle discoteche più iconiche di Roma, sia dalla vita. 

Trovo sempre un artista che riesce a dare una colonna sonora al momento che sto vivendo.

Senza alcuni artisti e la loro musica non avrei mai fatto alcune scelte di vita: Franco126 mi ha fatto sentire la lontananza da Roma, Venditti e Gino Paoli mi hanno mostrato un sentimento che nel mondo di oggi non è più presente, distrutto dalla velocità delle nostre vite e dalla completa mancanza, nella mia generazione, del senso dell’attesa: non siamo più capaci di aspettare.

Ultimamente sono particolarmente attratto da tutto il mondo del French Pop e da artisti come Vendredi sur Mer, Muddy Monk e Miel de Montagne; affascinato dalle loro sonorità.

“Luglio ’94” è il tuo singolo prodotto con Mark Ceiling, com’è nata questa collaborazione? Quale emozione vuoi provocare nei tuoi ascoltatori?

La collaborazione con Riccardo è nata in modo molto casuale. Suonavamo nella stessa band da ragazzi ma poi ci siamo persi. Circa 8 mesi fa, tornavo a Roma da una breve parentesi di studio in Svezia, dove avevo scritto qualche testo e avevo fantasticato sul progetto PaloAlto. L’ho incontrato casualmente in un locale romano e dopo qualche birra di troppo mi ha appoggiato in questa follia.

Come prima cosa vorrei che la mia musica riuscisse a far scaturire un’emozione a chi l’ascolta. Non c’è sensazione peggiore del non provare emozioni. Quello che vorrei far passare all’ascoltatore è un piccolo monito: “questo mondo non è più a misura d’uomo; l’unico modo per salvarci è prendere i valori dei nostri genitori e cercare di riapplicarli, in modo da costruire un futuro migliore.”

Vuoi parlarci di questo tuo nuovo progetto, “Ceci n’est pas de la musique”?

Ceci n’est pas de la musique cerca di creare una colonna sonora a questa strana estate post Covid. È un progetto improntato su più “arti” come pittura, cinema, e architettura, ovviamente mantenendo la centralità nella musica. Abbiamo fatto questa scelta perché spesso, nella storia, l’arte è stata simbolo di ripartenza ed oggi ne abbiamo molto bisogno. Le canzoni del progetto sono caratterizzate anche da un lato visivo oltre che uditivo, tanto da essere appese in un museo virtuale.

Il titolo riprende il concetto della celeberrima opera di Magritte, ed è provocatorio in quanto risposta alla riflessione: “Se Io (Alessandro) non mi ritengo né un musicista, né un cantante, né un artista, posso definire la mia arte musica?”

Qual è il tuo sogno?

Da ex uomo di finanza ancora mi esce spontaneo “un yacht!”.

Pensando altri due secondi dico che mi basta “Vivere” esprimendo le mie emozioni e non morire fisicamente e mentalmente in un ufficio buio.

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